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Giorgio De Chirico
(1888-1978) nasce il 10 luglio 1888 a Volos, in Grecia, da
Gemma Cervetto, nobildonna genovese, ed Evaristo,
ingegnere impegnato nella costruzione della linea
ferroviaria Atene-Salonicco. Nel 1891 nasce il fratello
Andrea, che assumerà dal 1914 lo pseudonimo di Alberto
Savinio per la sua attività di musicista, letterato e
pittore. da genitori italiani.

Nel
1906 si trasferisce a studiare in Germania a Monaco, dove
viene a contatto con la cultura tedesca più viva del
momento. Si interessa alla filosofia di Nietzsche,
Schopenhauer e Weininger e resta colpito dalla pittura
simbolista e decadente di Arnold Böcklin e Max Klinger.
Nel
1908 trascorre quattro mesi in Italia. Qui dipinge le sue
prime tele sotto l'influenza di Bocklin: ll Centauro
ferito, La battaglia tra Opliti e Centauri,
etc. e molti dei suoi quadri più celebri che vanno sotto
il nome di Piazze d’Italia. Immagini di quinte
architettoniche che definiscono spazi vuoti e silenziosi.
Vi è la presenza di qualche statua e in lontananza si
vedono treni che passano. L’atmosfera magica di queste
immagini le fa sembrare visioni oniriche.

Piazza d'Italia
Nel
1910 si trasferisce a Parigi dove diviene amico dei poeti
Valery e Apollinaire pur rimanendo estraneo al cubismo
che, in quegli anni grazie a Picasso, rappresentava la
grossa novità artistica parigina.
Incontra
Picasso, Derain, Brancusi, Braque, Leger, e si immerge
nello studio di Schopenhauer. Espone tre opere al Salon
des Indipendents. Frequenta l'ambiente artistico e
letterario dell'Ecole de Paris con il fratello che intanto
è divenuto un musicista molto apprezzato, e viene
riconosciuta l'assoluta originalità della sua arte
visionaria, immune da ogni influsso delle tendenze
artistiche dominanti.
Nell'estate
del 1915 viene richiamato in Italia per lo scoppio della
guerra. Riconosciuto il suo cattivo stato di salute, torna
a svolgere un lavoro ausiliario che gli permette di
continuare a dipingere.
Nel 1916,
all’ospedale militare di Ferrara, De Chirico incontra
Carrà, ed insieme elaborano la teoria della pittura
metafisica.
In questo
periodo, oltre agli spazi architettonici, entrano nei
soggetti dechirichiani anche i manichini. Una forma che si
presta egregiamente a quell’assenza di vita che
caratterizza la pittura metafisica.

Ettore e
Andromaca
Dal
1918 al 1922 partecipa attivamente alla vita di «Valori
Plastici», mentre nel 1924 torna a Parigi dove frequenta
il gruppo dei Surrealisti. Benché i surrealisti
riconoscono in De Chirico un loro precursore, il pittore
italiano non accettò mai di integrarsi nella loro poetica
o nel loro stile. A lui era estranea soprattutto quella
accentuazione della dimensione onirica, fatta di
automatismi inconsci.
In seguito la
sua pittura si rivolse sempre più ad una classicità di
tipo archeologico, dove il ricorso alle mitologie venne
sempre interpretata in chiave metafisica, che rimase
comunque il suo principale amore. E alla pittura
metafisica fece costantemente ritorno anche negli anni
successivi, fino a quando morì a Roma nel 1978, all’età di
novanta anni.
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